Paralisi facciale (di Bell)

Cos’è

È una paralisi facciale periferica causata da un’infiammazione acuta del nervo facciale (VII nervo cranico), spesso di origine presumibilmente virale. Il risultato è una debolezza improvvisa dei muscoli di metà volto. La causa esatta è idiopatica (sconosciuta), ma si ritiene legata a edema del nervo dovuto a infezioni virali (come il virus herpes simplex) o ad altri fattori​. Sebbene la paralisi di Bell riguardi principalmente la funzione motoria e non sia tipicamente dolorosa, molti pazienti avvertono dolore sordo o fastidio dietro l’orecchio o alla mandibola all’esordio della paralisi.

Sintomi

I sintomi principali non sono legati al dolore, bensì alla debolezza o paralisi dei muscoli facciali di un lato del volto. L’esordio è improvviso (in ore) con impossibilità a corrugare la fronte, chiudere l’occhio e muovere adeguatamente l’angolo della bocca dal lato colpito. Il viso appare asimmetrico: l’occhio rimane aperto e la palpebra non ammicca, la bocca tende a cadere da un lato con difficoltà a trattenere la saliva (scialorrea)​. Sebbene il dolore non sia al centro del quadro clinico, molti pazienti con paralisi di Bell riferiscono dolore sordo o acuto attorno alla mandibola o dietro l’orecchio sul lato interessato, specialmente nei primi giorni​. Altri sintomi associati possono includere iperacusia (i suoni sembrano più forti sull’orecchio colpito), mal di testa e perdita del gusto nei due terzi anteriori della lingua dal lato affetto​. La comparsa di eruzione cutanea vescicolare sull’orecchio suggerirebbe invece la sindrome di Ramsay Hunt (infezione da herpes zoster).

Diagnosi

Nel caso della paralisi di Bell, la diagnosi è principalmente clinica: il medico valuta la capacità del paziente di muovere i muscoli facciali (alzare il sopracciglio, chiudere l’occhio, sorridere, mostrare i denti). La presenza di una paralisi periferica completa (che coinvolge sia la fronte che i muscoli inferiori del volto) in assenza di altri segni neurologici suggersce la diagnosi di Bell. È fondamentale differenziarla da una paralisi facciale centrale (come quella dovuta a ictus), in cui generalmente la fronte è risparmiata e vi sono altri sintomi neurologici; se vi è dubbio, si esegue immediatamente una TC/RM cerebrale per escludere stroke. Ulteriori indagini (come elettromiografia del nervo facciale) possono essere fatte in seguito per valutare la prognosi, mentre esami del sangue possono cercare infezioni (ad esempio per la malattia di Lyme in zone endemiche).

Terapia

Il trattamento standard per migliorare la prognosi della paralisi di Bell è la terapia corticosteroidea. Idealmente entro 72 ore dall’esordio, si somministra prednisone (o prednisolone) ad alto dosaggio per circa 1-2 settimane, eventualmente con scalaggio progressivo​. Studi clinici indicano che i corticosteroidi, iniziati precocemente, aumentano significativamente le probabilità di completo recupero della funzionalità facciale (fino al 94% di recupero in alcuni trial) rispetto al placebo​. In aggiunta, se vi è il sospetto di coinvolgimento virale (in particolare del virus dell’herpes), molti protocolli prevedono la combinazione di un antivirale come l’aciclovir o il valaciclovir insieme agli steroidi​. L’efficacia degli antivirali da soli è controversa, ma l’associazione con i corticosteroidi può dare un beneficio extra soprattutto nei casi moderati-gravi, purché iniziata entro i primi giorni dall’esordio. Oltre alla terapia causale, è fondamentale la protezione dell’occhio sul lato paralizzato: il paziente spesso non riesce a chiudere la palpebra, quindi la cornea è esposta a secchezza e traumi. Si prescrivono lacrime artificiali frequenti durante il giorno e pomate oftalmiche lubrificanti la notte; spesso si consiglia di coprire l’occhio con una benda o un cerotto durante il sonno per mantenerlo chiuso​. Questo prevenire abrasioni corneali è essenziale nella gestione della paralisi facciale. Il paziente va rassicurato sul decorso: nella maggior parte dei casi (circa l’85%) si osservano miglioramenti entro 3 settimane, e una risoluzione completa entro 3-6 mesi​. Durante la fase di recupero, può essere utile la fisioterapia facciale (esercizi per i muscoli mimici, massaggi) per evitare atrofie e favorire la simmetria; in casi di recupero incompleto, esistono procedure chirurgiche come la tarsorrafia (sutura parziale delle palpebre) per proteggere l’occhio, o il rianimazione facciale per ridare tono ad alcuni muscoli, ma fortunatamente solo una minoranza dei pazienti ne ha bisogno​. Il follow-up è importante: controlli periodici valutano la ripresa della motilità e l’eventuale presenza di sinchini (movimenti involontari, es. quando chiude l’occhio si muove la bocca) che talvolta residuano e possono essere trattati con botulino.

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