Infezioni dentali

Anche le infezioni dentali sono causa di dolore facciale. Problemi odontoiatrici come carie profonde, pulpite (infiammazione irreversibile del nervo del dente) o ascessi dentali sono cause molto comuni di dolore facciale acuto. Un mal di denti severo può irradiarsi alla mandibola, alla mascella e alle aree circostanti del viso​. Le infezioni odontogene (derivate dai denti o dalle gengive) rappresentano infatti la più frequente causa di dolore orofacciale acuto e devono sempre essere considerate nella diagnosi.

Sintomi

L’ascesso dentario si manifesta con un mal di denti intenso, pulsante e continuo. Il dolore di origine dentale spesso si irradia oltre il dente interessato, coinvolgendo la mandibola o l’arcata mascellare, e può riflettersi alla guancia, all’orecchio o persino al collo sul lato affetto​. Tipicamente il dolore peggiora con la masticazione o al contatto con cibi freddi o caldi. La gengiva attorno al dente colpito può essere gonfia e arrossata, e nei casi di ascesso grave si osserva gonfiore del viso o della guancia sul lato interessato​. Possono comparire anche sintomi sistemici, come febbre e linfonodi del collo ingrossati, nei casi più avanzati. Capita che il paziente riferisca sapore cattivo in bocca (dovuto al pus) e difficoltà ad aprire completamente la bocca o a masticare a causa del dolore​.

Diagnosi

Per le infezioni dentali (ascessi), la diagnosi è generalmente effettuata dal dentista tramite esame orale (ricerca di carie, gonfiore gengivale, dolore alla percussione di un dente) e confermata da radiografie (come una radiografia endorale o un’ortopantomografia) che evidenziano eventuali lesioni periapicali. Segni come una fistola gengivale o la presenza di una “bolla” di pus sulla gengiva in corrispondenza di un dente indicano un ascesso. In casi complicati (diffusione dell’infezione), può essere indicata anche una TC del collo per valutare l’estensione dell’ascesso nelle logge fasciali cervicali.

Terapia

La gestione di un ascesso dentario richiede un intervento odontoiatrico tempestivo. L’obiettivo è drenare il pus e rimuovere la fonte dell’infezione​. A seconda della situazione, il dentista può eseguire un’apertura di drenaggio sul dente (ad esempio iniziando una terapia canalare, ossia devitalizzazione, per rimuovere la polpa infetta) oppure un’incisione e drenaggio attraverso la gengiva se l’ascesso è molto fluttuante. In alcuni casi il dente compromesso deve essere estratto se non è recuperabile. Contestualmente, si instaurano terapie antibiotiche mirate (di solito amoxicillina o clindamicina, a seconda delle allergie e dei batteri sospetti) per debellare l’infezione batterica​. Gli antibiotici da soli non risolvono l’ascesso senza drenaggio, ma prevengono la disseminazione dell’infezione e aiutano a ridurre l’infiammazione. Per il dolore, si somministrano analgesici (FANS come ibuprofene, o paracetamolo) e talvolta si ricorre ad analgesici più forti per breve durata dato che il dolore può essere intenso fino a che il pus non è evacuato. Importante è anche gestire le possibili complicanze: se l’ascesso è esteso con coinvolgimento dei tessuti molli del collo o segni sistemici (febbre alta, difficoltà a deglutire o respirare), potrebbe rendersi necessario il ricovero ospedaliero per antibiotici endovenosi e drenaggio chirurgico in narcosi, per evitare evoluzioni potenzialmente fatali (come l’angina di Ludwig o ascessi profondi del collo)​. Una volta risolto l’episodio acuto, occorre trattare definitivamente il dente coinvolto (completando la devitalizzazione o altre terapie) e migliorare la salute orale per prevenire recidive.

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