Consegue ad un disordine dell’articolazione temporo – mandibolare (TMD)
Cos’è
I disordini temporomandibolari (TMD): includono disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e dei muscoli masticatori. Possono derivare da molteplici fattori (malocclusioni dentali, bruxismo – cioè digrignamento dei denti –, stress, traumi mandibolari) e causano dolore alla mascella e alla muscolatura facciale. I TMD rappresentano la causa principale di dolore non dentale nella regione orofacciale e spesso coinvolgono problemi come infiammazioni articolari, spostamento del disco articolare o tensione muscolare cronica.
Sintomi
Disordini temporomandibolari (TMD): causano tipicamente dolore o indolenzimento alla mandibola e ai muscoli masticatori, spesso monolaterale. Il dolore può irradiarsi all’orecchio, alla tempia o al collo. Altri sintomi frequenti includono difficoltà o dolore nell’aprire completamente la bocca, rigidità mandibolare soprattutto al risveglio, e rumori articolari (click o scrosci) durante i movimenti della mandibola. Possono associarsi mal di testa e otalgia (dolore all’orecchio) riflessa. In alcuni casi i pazienti riferiscono sensazioni di sabbia nell’articolazione o un cambiamento nell’occlusione dentale (la mandibola “non combacia bene”).
Diagnosi
Per i disordini temporomandibolari, la diagnosi è principalmente clinica (palpazione dei muscoli masticatori e auscultazione/valutazione del movimento dell’articolazione mandibolare). Tuttavia, possono essere utili radiografie dentali e ortopantomografia per escludere patologie odontogene, e esami di imaging dell’ATM come TC (per valutare le componenti ossee) o RM (per visualizzare i tessuti molli e il menisco articolare) in caso di sospette alterazioni interne dell’articolazione temporo-mandibolare. Questi esami aiutano a identificare l’eventuale dislocazione del disco articolare, artrosi dell’ATM o altre anomalie strutturali.
Terapia
In genere, si adotta inizialmente un approccio conservativo e non invasivo, dato che buona parte dei pazienti migliora con misure semplici. Il riposo funzionale dell’articolazione è fondamentale: si consiglia di evitare cibi duri o gommosi (mangiare morbido), non masticare chewing-gum e non aprire eccessivamente la bocca (sbadigli controllati) per alcune settimane. L’applicazione locale di impacchi caldi umidi (o talvolta freddi in fase acuta) ai muscoli masticatori può dare sollievo. Dal punto di vista farmacologico, si utilizzano antinfiammatori non steroidei (FANS) o analgesici comuni per ridurre dolore e infiammazione articolare, eventualmente associati a miorilassanti se c’è componente muscolare (per esempio diazepam o ciclobenzaprina in brevi cicli). In pazienti con dolore cronico si possono impiegare basse dosi di antidepressivi triciclici (amitriptilina) per il loro effetto analgesico centrale. Un presidio molto utile è il bite (placche occlusali): un apparecchio intraorale in resina fatto su misura che si porta soprattutto la notte, riducendo il serramento o bruxismo e migliorando l’allineamento mandibolare; questo diminuisce lo stress sull’ATM e spesso allevia i sintomi. Altre terapie non chirurgiche includono la fisioterapia mandibolare (esercizi di stretching e rafforzamento dei muscoli della mandibola, mobilizzazione dell’articolazione) e tecniche di rilassamento muscolare. In alcuni casi vengono effettuate infiltrazioni locali: ad esempio, iniezioni di corticosteroidi nell’articolazione temporomandibolare per ridurre un’infiammazione resistente, oppure infiltrazioni di anestetico o tossina botulinica nei muscoli masticatori iper-contratti. Se queste misure conservative falliscono dopo alcuni mesi e il dolore con limitazione funzionale persiste severo, si può valutare il trattamento chirurgico. Le opzioni vanno dall’artrocentesi (lavaggio dell’articolazione mediante aghi, spesso associato a lisi di aderenze) all’artroscopia dell’ATM (una chirurgia mini-invasiva in endoscopia per riposizionare il disco o rimuovere tessuto infiammatorio) fino alla chirurgia aperta dell’ATM nei casi più complessi (per rimodellare la mandibola, riparare o rimuovere il disco, ecc.). La chirurgia viene riservata solo ai casi refrattari, data l’invasività e i risultati variabili. Importante nei TMD è spesso un approccio multidisciplinare: oltre al dentista gnatologo, può essere coinvolto un fisioterapista, lo psicologo (per gestire parafunzioni legate allo stress) e, se necessario, il chirurgo maxillo-facciale.